La mia ricerca artistica

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Ciò che mi smuove verso la creazione è quel bisogno costante di andare oltre la superficie e dare forma al pensiero, all’idea, all’invisibile.

I primi anni

Nelle prime opere “consapevoli”, ossia quelle risalenti al periodo accademico, usavo la pittura per rappresentare emozioni e sentimenti; in taluni casi mi rifacevo a tematiche di attualità, come la clonazione, per definire la struttura e la composizione delle tele. Gli artisti ai quali mi ispiravo allora erano Giorgio de Chirico (ho attraversato una “fase dei manichini” avente però poco o nulla a che vedere con la Metafisica e molto, invece, con il Surrealismo), William Turner (amavo l’atmosfera dei suoi quadri, anticipatrice dell’espressionismo), Eugène Delacroix (che con le sue pennellate vibranti e le composizioni dinamiche mi ha sempre emozionata nel profondo). Successivamente mi sono lasciata attrarre dai cromatismi ruggenti, dalla bidimensionalità e dall’immediatezza espressiva dei Fauves. Ho via via alleggerito le forme, rendendendole più immediate e decorative, e talvolta ho sfiorato l’astrattismo.

Due opere appartenenti alla mia “fase dei manichini”; primi anni del 2000

Abbracciando l’espressionismo

Negli anni seguenti il mio interesse è passato dai Fauves agli artisti del gruppo Die Brücke e all’espressionismo viennese. Le opere, facenti parte dei cicli pittorici  “I labirinti della mente”  ed  “Esternazioni”, hanno perso i colori violenti del periodo precedente per acquisire tonalità ora terrose ora desaturate, mentre la ricerca, a livello tematico, è passata a indagare l’interiorità dell’anima, le dinamiche sociali e, con un forte rimando a Freud, i rapporti tra l’Io e l’Es, l’inconscio, il potere del sogno. Anche le libere associazioni che mi portavano a comporre le opere potevano trovare le loro radici nella psicoanalisi freudiana.

Oltre agli espressionisti, a ispirarmi, in questa fase, sono state anche le ricerche artistiche di Joseph Beuys, Louise Bourgeois, Carol Rama, Mario Lattes e David Lynch.

Silhouette e trasparenze

Oggi, pur portando avanti il filone precedente, basato sull’indagine dell’io e delle dinamiche sociali, ma rivisitato nelle opere della serie “Ordine dal caos”, il mio interesse si è esteso ad altre tematiche. I lavori più recenti indagano la relatività dello spazio/tempo (con riferimenti alla relatività di Einstein e al pensiero di Emanuele Severino), l’illusorietà del reale (e ancora una volta chiamo in causa Einstein, con la sua frase “la realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”, ma anche Platone con il mito della caverna, nonché la filosofia orientale con il concetto di Maya, poi ripreso da Schopenhauer), l’unità del tutto.

A livello stilistico, le forme si semplificano sempre più, divengono sagome, spesso vuote, oppure ombre, e giocano tra loro per mezzo di stratificazioni e trasparenze, anche messe in contrasto con campiture piatte, solide, dal sapore artificiale. I colori si sommano e si accavallano, ora esaltandosi a vicenda, ora sporcandosi e desaturandosi. I soggetti, quando emergono, risultano ridotti all’essenziale, e richiamano la sintesi formale di Matisse.

Per quanto riguarda la tecnica, sono passata da lavori realizzati esclusivamente ad acquerello o a olio a quelli più attuali che prevedono anche l’impiego di colori acrilici, cianotipo, ricamo e materiali misti, in particolare fogli di acetato, plexiglass, resina e tulle. Non mancano inoltre interventi in digitale.

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