Doveva essere il 2010, ma non ne ho la certezza. Potrei sbagliare di uno, forse di due anni. Certo non di più. Facciamo finta che fosse proprio il 2010.
Era un pomeriggio piovoso. Stavo facendo una passeggiata nella mia città, Torino, e mi trovavo, nello specifico, in piazza Solferino, nei pressi della fontana delle Quattro Stagioni, nota anche come fontana Angelica. Mi riparavo dalla pioggia con un ombrello azzurro cenere, decorato con sagome stilizzate di gatti neri. Ero davvero orgogliosa di quell’ombrello, acquistato in uno dei tanti negozi del centro; lo trovavo bellissimo e originale.
Ferma al semaforo che taglia via Cernaia e che permette di immettersi sotto i portici, osservavo le persone intorno a me e quelle all’altro lato della strada. Mentre guardavo i loro tristi e anonimi ombrelli, un pensiero mi attraversò la mente: il mio è davvero unico!
Certo, come no! Pochi istanti dopo aver formulato questo pensiero, il mio sguardo si posò sull’ombrello di una ragazza che, proprio in quel momento, si era fermata al semaforo. Neanche a dirlo, aveva un ombrello identico al mio, solo di un colore diverso. Verde oliva, se non ricordo male.
Il semaforo diventò verde e attraversammo, io in una direzione, lei nell’altra. Mi passò proprio di fianco e ci scambiammo un’occhiata. Non saprei dire se lei fosse felice di aver incontrato qualcuno con un accessorio uguale al suo oppure, come la sottoscritta, piuttosto delusa e infastidita.
Perché racconto questo piccolo aneddoto? Semplice: è in quei pochi attimi di vissuto che ha messo in me le radici quel desiderio, che coltivo tutt’oggi, di personalizzare ogni accessorio con dipinti artistici davvero unici e non duplicabili. Non semplici motivi dal carattere accattivante e nemmeno piacevoli decorazioni fatte sì a mano, ma in serie. No. Le mie sono vere e proprie opere d’arte da vivere, realizzate in uno e un solo esemplare, curate nel dettaglio, pensate per esternare la personalità di chi sfoggia capi e accessori, per mostrarne l’unicità e la particolarità, nonché, quando possibile, per suscitare emozioni anche in chi quell’accessorio lo vede indosso ad altri.
Chi sceglie una mia personalizzazione artistica non si troverà mai di fronte a una persona che sfoggia il medesimo accessorio e potrà manifestare con orgoglio l’unicità della propria personalità.
Se quello narrato è il momento in cui mi sono resa conto di quanto per me fosse importante personalizzare accessori, la scoperta della pittura su capi di vestiario e i primi esperimenti da me effettuati sono avvenuti molti anni prima.
Pittura su accessori: gli inizi
Era estate e mi trovavo in vacanza con la famiglia a Locana, un paesino del Canavese. Dovevo avere otto, forse nove anni. Passeggiavamo per via Roma quando notammo un negozio con un allestimento provvisorio. All’interno erano esposte numerose t-shirt dipinte a mano. L’artista era una giovane donna della quale ricordo l’allegria, la gentilezza e il nome, Marika, perché ancora ben visibile sulle due magliette che mi aveva dipinto.
Quella fu la prima volta che incontrai la magia della customizzazione pittorica di capi d’abbigliamento e ne restai ammaliata. Dovevano però passare ancora due o tre anni prima che, appassionatami all’arte, provassi io stessa a dipingere sui tessuti.
I primi esperimenti videro la luce durante la prima media, quando seguii per breve tempo un corso doposcuola di pittura. In quell’occasione potei personalizzare, sotto la guida di un maestro, le mie prime t-shirt. Non erano dei capolavori, ma mi resero felice. Felice soprattutto di poterle sfoggiare, io che, diversamente dai miei coetanei, non ero per nulla interessata a mostrarmi con indosso quei marchi prestigiosi che, negli anni Novanta, andavano tanto di moda tra gli adolescenti.

Dalle t-shirt alle cravatte
Passarono gli anni e, durante il liceo, la fiamma, forse un po’ assopita nel tempo, venne riaccesa. Dovevo avere 15 o 16 anni quando un mio fratello, anch’egli pittore, mi propose di dipingere delle cravatte per un banchetto del mercato. Provai, ma con scarso successo. Non per la tecnica, certo, ma per la velocità e la tipologia di pittura richiesta. Le cravatte dovevano infatti essere decorate in pochissimo tempo e tutte con i medesimi decori. Due elementi che non fanno in alcun modo parte del mio sentire artistico e del mio modo di operare. Nonostante questo, la passione per la personalizzazione artistica di cravatte mi accompagnò per molto tempo e, devo ammetterlo, sebbene si tratti di un accessorio poco richiesto, mi accompagna tuttora.

Arte da vivere: si fa con tutto
T-shirt e cravatte sono state solo l’inizio. Oggi la mia arte da vivere può “manifestarsi” su qualsiasi superficie idonea ad accogliere la pittura. Dalle giacche alle scarpe, ogni capo d’abbigliamento e accessorio può divenire una tela bianca da riempire di idee, sentimenti, pensieri ed emozioni.
Non solo outfit, tra l’altro. Anche oggetti di diverso genere, come i copricuscini o i collari per cani, possiedono il giusto potenziale per accogliere dipinti unici.